[ Paul Scheerbart, IL PALAZZO MORTO - Sogno di un architetto, 1914 ]

Sapevo dove volevo arrivare.
Salii indisturbato la rozza scala di pietra, fino in cima, e presto fui lassú.
Mi trovai nell'imponente palazzo, in cui per tutta la vita avevo desiderato entrare. Ma non l'avevo mai visto chiaramente come in quel momento.
Il palazzo siede sul gruppo montuoso come un elmo frastagliato.
Sono attonito.
Ma c'è una grande quiete.
Non ho mai provato una solitudine cosí spaventosa.
E le colonne di rubini mi pungono gli occhi - e come bruciano le ampie sale delle vampe del sole.
Questo è dunque l'imponente palazzo in cui per tutta la vita avevo desiderato entrare!
È tutto cosí morto! E una voce mi dice:
«L'arte che tu sogni è sempre morta. i palazzi non hanno vita. Vivono gli alberi - gli animali - ma i palazzi non vivono.»
E io rispondo: «Se è cosí, voglio la morte.»
«Sí» sento rispondere, ma non so da chi.
«Io volevo la calma - la pace» grido selvaggiamente, pieno di orrore.
«La calma » sento rispondere « l'avrai, ma non essere così impaziente!»

E sapevo cosa volevo - io volevo la pace - senza gioia - la via verso l'infinito.
Il palazzo morto tremava - tremava!