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03. l'oggetto analogico
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gruppo titolo l'opinione del prof. voto dei
colleghi
voto
del prof.
MEDIA

Calì
D'Agate
De Luca
Dell'Elba
Eselik

LO SCHIFIDOL PRIGIONIERO

Tracimante nell'horror, con lo schifidol che lentamente e inesorabilmente fuoriesce come materia vivente dalle sbarre della gabbietta (passateci un po' di tempo insieme), l'oggetto è così disgustoso da diventare sorprendentemente efficace nel traslare -su un piano diverso- le ansie comunicate dal referente.
È vero che qualcosa non torna nella trasposizione prospettica dei tre piani trapezoidali visto che, al contrario dell'immagine, il nero risulta sempre maggioritario rispetto al bianco dei muri e delle sbarre.
Ma qui l'errore si fa virtù: affranca l'oggetto dal rischio del banale (la 'ricostruzione della scenetta') e lo dichiara Noir come davvero è.
8,3 8 8,2

Bonaccorsi
Di Mauro
Fazzio
Grasso

LA NATURA AGGROVIGLIATA

Partito dal nobile intento di trasporre le dualità del referente -terra / cielo e oscurità / luce- insieme alle volute pittoriche di Van Gogh, l'oggetto finisce in un groviglio di equivoci.
Certo è bella l'idea stratigrafica della terra nel sandwich di plexiglass, il problema è che un piano, pur storto, che attraversa lo spazio inevitabilmente lo duplica: così i cieli diventano due (grovigli di cotone), l'oscuro albero piramide raddoppiata, l'infuocata luna, croce (chissà perché) specchiata.
Tutto insomma scivola dalle coppie di opposti alla riflessione speculare, dal concetto al presepe. Per giunta raddoppiato: due Madonne, due Gesù bambini e due asinelli.
7,7 7 7,3

Caldarella
Di Rosa
Failla
Gentile

GLI AMANTI COMPATTATI

Col suo aspetto affrettato e un po' dimesso, coerentemente realizzato con materiali da cucina (carta alluminio e spugnette da lavello), l'oggetto trova nella povertà -forse contrappunto alla ricchezza dorata dell'immagine klimtiana- la sua miglior qualità.
Sfortunatamente, trasposto in scenetta da telenovela metallara l'abbraccio tra l'oca e il tyrannosaurus rex di alluminio appallottolato si lascia sfuggire proprio il concetto di 'unione' (in UNA figura) del dipinto di Klimt.
Passi anche la traduzione della superficie erbosa in spugnetta rasposa, ma la trasposizione nello spazio (vedi commento al gruppo B) non può mai essere duplicazione degli asinelli.
5,0 5 5,0

Argirò
Bisignano
Di Maria
Feminò
La Rocca

LA FINE DELL'INFINITO

Elegante nel suo impianto minimalista, l'oggetto riesce ad esorcizzare tanto la sporcizia delle sue superfici impiastricciate di polveri e colla quanto la retorica della relazione che lo accompagna.
L'apprezzabile idea di mettere in scena la parte per il tutto frana purtroppo nell'assunto moltiplicatorio del riflesso allo specchio che avrebbe dovuto prolungare "all'infinito" i segni mentre riesce a produrre solo un H o al massimo un frammento di griglia.
Due specchi ad angolo infatti non possono moltiplicare alcunché: dimostrano invece l'incapacità di superare la bidimensionalità dell'immagine e, visti da dietro, sottolineano la finitissima scatolina.
Orfana dell'infinito, la magnifica "unione ortogonale tra linea maschile e femminile" diventa di fatto croce tombale sulle aspirazioni di Mondrian.
6,7 7 6,8

Alì
Capuano
Cirincione
Lombardo
Salemi

COESISTENZA DI OPPOSTI

Crudele verso la drammaticità dell'opera di Munch, l'oggetto riduce con spietata freddezza analitica l'umana disperazione in algida geometria, fino a trasmutare il protagonista dell'urlo in esilarante parallelepipedo di gommapiuma. Forse è un po' troppo, ma non si può dire che si manchi di coerenza: se quest'universo è diviso in due mondi -il rigido ed il morbido- chi li attraversa manterrà la forma del primo e la sostanza del secondo.
L'intuizione di base dello sdoppiamento dei 'mondi' (retto, rigido, monocromatico il primo, curvo, morbido, colorato il secondo) è condotta bene sin dall'inziale partizione dello spazio che col triangolo di cartoncino traduce sulle tre dimensioni la prospettiva 'dimezzata' del referente.
Funziona anche la scelta di popolare i mondi di frammenti ben ragionati (come i colori associati al 'freddo' o al 'caldo' delle stoffe), anche se disposizioni e forme un po' troppo casuali rinunciano all'ordine che quei mondi, in verità, dimostrano.
10,0 9 9,5

Cascone
Fabiano
Fiammingo
Leone
Li Pira

MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO?

Fedele a un Mondrian che vorrebbe alcolizzato, l'oggetto tenta di trasporre in maniera letterale i rapporti spaziali e cromatici del referente.
Ma siccome uno spazio non può esser copia di un piano, tradito dalla sua ansia riproduttiva, inevitabilmente non ci riesce: il Mondrian resta su una sola faccia - anche un po' sproporzionato- e Mondrian allo specchio sull'opposta.
Ecco: visto che l'identità è comunque negata, sarebbe stato forse più interessante interpretare la struttura spaziale tridimensionalmente invece che per estrusione planare (della L).
Molto bella invece l'avvinazzata idea della trasposizione cromatica in grado alcolico, anche questa però tradita dall'ansia letterale (qui del colore): il giallo (500 THz / birra) non è il meno alcolico ma dovrebbe stare tra il blu (600 THz / blucuraçao) ed il rosso (400 THz / vino rosso).
6,3 6 6,2